I social hanno decretato la vittoria di Trump?

 In Digital Life

Non solo post ironici che irridono la recente elezione di Trump, giocando sulla sovrapposizione tra lui e Berlusconi. Non solo pura e semplice satira politica, così come la conosciamo sin dalla notte dei tempi. Nelle ultime elezioni americane, i social network avrebbero giocato un ruolo determinante, esercitando un potere mediaticomai visto prima.

I social responsabili della vittoria elettorale?

La cronaca più recente è stata investita da notizie scioccanti: la vittoria inaspettata di Trump potrebbe essere anche merito (o colpa?) dei social network, responsabili di aver veicolato una marea di notiziuncole e bufale che avrebbero alimentato il mito della figura del repubblicano.

La liason tra Facebook e il Tycoon avrebbe soprattutto a che vedere con l’ascesa incontrollata della funzione informativa del primo, che ormai – è stato comprovato – avrebbe lo stesso livello di responsabilitàdi qualsiasi media company.

Alcuni dati salienti

I dati confermano: il post più popolare di Trump su Facebook ha totalizzato il 20 ottobre più di un milione e 800mila interazioni, quello di Hillary poco più di 900mila. Meno della metà. Trump re anche di Twitter: The Donald con tre milioni di followerdi distacco dalla Clinton.

Abilità? No, tattica, furbizia, strategia,marketing. Ditelo come volete, ma Trump è stato il solo a impostare la sua corsa alla Casa Bianca con forti investimenti sui social, mentre Hillary puntava alle care vecchie televisioni. Con l’effetto di generare una fuga immane di notizie, perlopiù false, che hanno contribuito ad accrescere il suo seguito di elettori, che si appassionavano di volta in volta alla puntata della fiction trumpiana che andava in onda sui loro schermi: il papa che appoggia Trump, la morte di un agente federale che stava investigando sulla Clinton..(l’agente ovviamente è in gran forma).

E se pensate ancora che i social non possano aver influenzato le coscienze, considerate che il 44% degli Americani adulti dichiara di informarsi esclusivamente tramite internet e social media. Una percentuale enorme, esposta a un flusso di notizie non verificato, filtrato non più da un’audience di giornalisti in carne e ossa, ma da un algoritmo magicoche decide più o meno arbitrariamente che notizie diffondere.

Tutto ruota attorno a un algoritmo

Facebook politically incorrect? Può darsi. Certamente, il social network non distingue tra notizie verificate e bufale inventate dagli utenti, ma decide di mostrare nella sua newsfeed i contenuti che suscitano maggiore interesse, ai fini di aumentare il coinvolgimento degli utenti. In sostanza, Facebook amplifica la diffusione delle notizie false perché sono quelle che destano maggiormente la nostra attenzione. Se ci pensate, l’utente medio ci mette 10 secondia intuire se un articolo catturerà la sua attenzione. E le notizie leggere sono le più coinvolgenti.

Insomma, la creatura di Zuckerberg e gli altri social non possono più ignorare il loro ruolo demiurgico: plasmano le coscienze e le responsabilità al pari dei media più tradizionali, pur essendo composti da un freddo algoritmo e non da una redazione reale.
Vittoria repubblicana o democratica? Vittoria dei social network, oserei dire. Pur non essendo una scienza esatta, i social media si erano già schierati, decretando in gran parte la vittoria di Trump. Un exit pole digitaleche in pochi erano riusciti a predire.

Per approfondimenti: Facebook e Twitter: una rivoluzione nel mondo dell’informazione

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