Dal fotoritocco artigianale all’era digitale

 In Digital Life, Hall Of Fame

I fotografisono sempre stati affascinati dalla possibilità di manipolare la realtà e di ritoccare le proprie immagini, lo vediamo anche nell’arte con correnti pittoriche come il surrealismo. Con l’avvento dell’era digitale e di Photoshop la postproduzione viene si semplifica e nel tempo quello che era “l’artigianato” del ritocco in camera oscuraviene accantonato. Ma come si ritoccavano le immagini prima che esistesse il celeberrimo software?

123147748-cc54236d-ebb3-4820-b0da-60a74b9705c8Manipolare un’immagine era un lavoro che richiedeva competenza ed esperienza. Si lavorava per ore in camera oscura e spesso il fotografo si affidava alla bravura dello stampatore e alla sua capacità di “tagliare”, “schermare”, “bruciare” un’immagine o parte della stessa.

unnamed-640x613Nel tempo la combinazione delle tecniche è diventata una forma d’arte che univa stampa, ridipintura con vernici e inchiostri, correzioni ad aereografo, esposizioni multiple e molte altre magie da camera oscura. La fotografia non è più solo la riproduzione fedele della realtà oggettiva ma diventa uno strumento artistico che modella la realtà. Nel XIX secolo i fotografi colorano i ritratti a manoper renderli più realistici, realizzano collage in camera oscura e li montano poi su sfondi dipinti. Agli inizi del 900 troviamo immagini ironiche e surreali.

E05988BDurante la prima guerra mondiale anche i reporter utilizzano tecniche di montaggio, ne è un esempio l’immagine di Frank Hurley, incaricato ufficialmente di documentare il primo conflitto mondiale e di raccontare gli orrori del fronte ai cittadini australiani. L’immagine, intitolata “The Raid” raffigura uno scontro sul fronte occidentale ma in realtà è una composizione ottenuta dalla fusione di più scattiin camera oscura.

Il risultato è sorprendente considerando la tecnologia disponibile all’epoca ma ai tempi provocò accese reazioni sulla liceità della tecnica utilizzata. Hurley venne accusato di realizzare immagini finte e non possibili.

Il dibattitosu quanto e fino a che punto sia lecito utilizzare la manipolazione e il ritocco è sempre attuale, soprattutto nei club di fotografia. Personalmente credo che nel reportage la verità non dovrebbe mai essere costruita ma solo enfatizzata. D’altra parte non possiamo ignorare che l’innovazione tecnologica e visivaci bombarda e satura quotidianamente con immagini che stupiscono sempre meno e dove la qualità spesso lascia il posto alla quantità.

La voglia di sperimentare grazie ainuovi strumentiche abbiamo a disposizione è importante per ogni creativo e l’integrazione di più tecnichecontinuerà a portare sicuramente risultati interessanti. L’unico limite da porsi nel processo creativo è non stravolgere il messaggio ma enfatizzarlo con buon senso e coerenza.

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