In Marketing

– Posso copiare i tuoi compiti? 

– Ok, ma almeno cambia qualcosa…

Questa frase, familiare più o meno a tutti, ci fa rivivere i vecchi tempi di quando stavamo dietro ai banchi di scuola e un amico ci chiedeva sempre di passargli i compiti (oppure eravamo noi a chiederli :-)).

E quindi?

Vi sembrerà strano, eppure questo riguarda anche le nuove tendenze di comunicazione.

In questi ultimi mesi molti fashion brand di fama internazionale hanno deciso di rifarsi il look.

Scelta non poco discutibile che, come spesso accade in questi casi, ha diviso l’opinione di pubblico, influencer e clienti.

Parliamo di rebranding, che in un certo senso mette da parte l’identità storica del brand lasciando spazio alla freschezza, ma al tempo stesso può portare all’anonimato.

Un’omologazione unica nel suo genere, che prevede l’utilizzo quasi universale dei font sans serif, senza grazie, comunemente chiamati “bastoni”.

Ma entriamo nel dettaglio.

Cosa può spingere un direttore creativo a uniformare il proprio brand allo stile dei suoi competitor?

Il rebranding può presentarsi sotto diverse forme e le motivazioni che spingono un’azienda ad avviare un simile processo possono essere svariate: l’arrivo di un nuovo designer nel caso di Calvin Klein con Raf Simons, o un passaggio di proprietà come successo per Rimowa. Nel caso di Balenciaga si è trattato, come per Burberry, di un cambio di logo e font, similmente a quanto accaduto a Fendi e Louis Vuitton, mentre Yves Saint Laurent ha semplificato il nome della maison in Saint Laurent

L’impatto complessivo del rebranding può coinvolgere diversi indicatori di performance, tuttavia i due principali rimangono l’aumento della visibilità del marchio e delle vendite.

Alcuni brand in ogni caso sono talmente forti che l’unica cosa di cui hanno bisogno è far leggere con quanta più chiarezza possibile il loro nome, che sia scritto sul bordo filettato di un bottoncino, o su un’insegna gigante visibile a due chilometri di distanza, o su un pannello pubblicitario seminascosto dietro qualche passerella, quello che conta è che si legga bene (bastoni o grazie che siano)! Per esempio, se ti chiami Saint Laurent potresti avere il logo anche in Comic Sans senza essere giudicato male (forse)…

In poche parole, nemmeno i loghi più conosciuti sono intoccabili, e quelli che oggi a noi sembrano essere solo delle rivisitazioni anonime, in realtà stanno funzionando di più delle loro vecchie identità.

Tutto questo sta segnando l’inizio di una nuova era, un nuovo trend comunicativo, chiaro e responsive. Senza grazie, né fronzoli.

Start typing and press Enter to search