In Digital Life

Nella cassa di risonanza di Facebook rimbombano una miriade di notizie frammentarie ogni giorno, cozzano tra loro o interagiscono una quantità infinita di contenuti che le stesse preferenze degli utenti orientano. Come nascono le notizie in questa piattaforma 2.0? Sono gli stessi utenti a dispensare i contenuti che prima si occupavano i giornalisti di riportare.

 

Come è cambiata la diffusione di notizie coi social

Le notizie nascono e muoiono su Facebook, vengono plasmate dall’audience digitale e su di essa si modellano. Insomma, i contenuti che leggiamo sono sempre più delle nostre creature. Siamo i Prometeo dell’informazione. In tutto questo, cosa è accaduto al giornalismo? Chiaramente, il giornalismo tradizionale si è visto relegato ad un ruolo di secondo piano, per via della tempestività delle piattaforme digitali di fare breaking news. Sempre di più, i social media e Facebook hanno ospitato le immagini e le notizie di diversi eventi globali in real time, dai terremoti, ai black out, fino ai più recenti fatti di cronaca come la strage di Parigi. Non so voi, ma io sono venuta a conoscenza dell’attacco terroristico prima ancora di prendere il telecomando in mano, nel momento in cui ho aperto Facebook e sono rimasta agghiacciata dal messaggio “Fai sapere ai parenti che stai bene dopo gli attacchi terroristici di Parigi”. Insomma, ormai il giornalismo ha dovuto arrendersi all’idea di utilizzare le notizie dei social come fonti.

Al giorno d’oggi siamo di fronte al cosiddetto Networked Journalism, ovvero alla compenetrazione tra giornalismo e altre fonti non professionali come i social media. Collaborazione che, grazie all’interazione coi lettori resa possibile dai social come Facebook e Twitter, consente alle testate di avere un rapporto più diretto con la propria platea digital. In questo senso, i lettori di oggi partecipano direttamente al processo di creazione della notizia, divenendo giornalisti essi stessi.

 

L’importanza di verificare le fonti

E quindi, cosa sta succedendo ai giornalisti tradizionalmente intesi? Sono sempre più costretti a mangiare la polvere che l’avvento di Facebook ha fatto loro assaggiare, vedendosi relegati dal ruolo di gatekeeper a quello più irrilevante di facilitatori, insomma non più dei procacciatori di notizie esclusive, ma dei semplici selezionatori: da manager a bibliotecari.

facebook

I sondaggi parlano chiaro: metà dei giornalisti che vengono intervistati considerano l’opinione dei singoli più affidabile di quella di un’intera organizzazione e sfruttano i media per sondare il parere dell’opinione pubblica. Ma ecco il risvolto della medaglia, perché c’è sempre un risvolto. E cioè che il fact-checking, la veridicità, la genuinità dell’informazione va a farsi benedire. Prima si pubblica, poi semmai si corregge, e sempre di più ci si affida all’opinione pubblica come se fosse il pozzo di san Patrizio.

Ne consegue l’esigenza di verificare le fonti con una minuzia doppia rispetto a un tempo, pena l’incorrere nel rischio bufala. Basti pensare al caso Justin Bieber, quando tutte le sue fan si erano rasate i capelli a zero per solidarietà convinte che la star avesse contratto il cancro. Una convinzione che lo stesso Facebook aveva instillato.

 

La collaborazione tra giornalismo e social

D’altro canto, non si può dire che i social media non abbiano teso la mano al mondo dell’informazione: il bombardamento mediatico proveniente dai social non ha segnato la morte del giornalismo propriamente detto, quanto piuttosto la sua evoluzione. Lo stesso Andrew Mitchell, capo delle strategie di partnership di Facebook, ha formato un team che lavora fianco a fianco coi giornalisti, per creare una sorta di alleanza tra il social e le testate giornalistiche produttrici di contenuti. Dal punto di vista dell’informazione, i social network rappresentano lo strumento migliore per condividere le nostre esperienze, connetterci con il pensiero altrui, selezionare fonti, costruire una propria rassegna stampa, partecipare a discussioni pubbliche. Dal punto di vista della comunicazione, i social hanno generato interazioni e nuove connessioni che la nuova audience digitale ha contribuito ad alimentare.

community_facebook

In questo senso, sempre di più Facebook sta divenendo un alleato prezioso dell’editoria e del giornalismo, non solo come dispensatore di notizie, ma come strumento per dare e ricevere fiducia, uno scambio che le interazioni continue contribuiscono a implementare. I feedback che rimbalzano da una notizia e girano attorno ad essa, rappresentano una miniera d’oro a cui i giornalisti possono attingere per creare notizie sempre più aggiornate e in linea con il pensiero comune.

In futuro, la tecnologia potrebbe abbattere la qualità dei prodotti editoriali? Potrebbe, ma finché si continuerà ad utilizzare i social media come strumento, come viatico e non come destinazione finale, il carburante del futuro sarà sempre il contenuto che i giornalisti continueranno a veicolare, dopo essersi opportunamente informati e acculturati. Cosa che, credetemi, un social network non riuscirebbe mai a fare.

Recommended Posts

Start typing and press Enter to search