In Digital Life

twitterDove hai trovato questa informazione? Su che sito hai letto tale notizia?” – verrebbe da chiedere ai ragazzi imbambolati di oggi che fissano con occhi vitrei lo schermo del cellulare diverse volte al giorno. “Su Facebook”, risponderebbero. Qualcuno forse su Twitter, scorrendo i vari “cinguettii” e trovandone ogni tanto qualcuno che alle loro orecchie suona meglio degli altri.

Sulla relazione tra giornalismo e nuovi media ci sarebbe molto da dire. Il fatto è che sempre più negli ultimi tempi sta decadendo pure la classica distinzione tra new e old media, a favore della nuova nomenclatura di social media. I giornali e i mezzi di comunicazione tradizionali, insomma, sembrano arrancare di fronte alla potenza sempre più dirompente di quella che si presenta come una vera e propria rivoluzione nel campo della comunicazione. Facebook è ormai, a tutti gli effetti, un ecosistema che ha dato una reale scossa al modo di informarci, un luogo dove tra una chiacchiera e l’altra alla fine ci “acculturiamo”, o così pensiamo noi, un serbatoio che contiene insomma tutte le informazioni possibili e inimmaginabili a cui possiamo attingere.

Ma Facebook è anche uno spazio dove le notizie si verificano, prendono le sembianze più suadenti o terribili a seconda dei casi: basti pensare alla formula del dibattito che ha trovato in questo social network la sua ragione di esistere e che ha toccato gli argomenti più disparati, dalla politica, al razzismo, sino alla religione. Sempre più le scaramucce personali dei politici su Twitter o dell’opinionista di turno diventano cibo da dare in pasto alla nuova audience di lettori digitali e materia per riempire le pagine dei giornali, sul web o stampati.

news facebook

Alcuni studi individuano Twitter come il social network della notizia, un sostituto della cara buon vecchia Ansa, deputato a dispensare ai giornali le notizie più succulente del momento. Si tratta però di un assunto che è entrato nell’immaginario comune e non trova riscontro nei fatti: a livello globale Facebook non ha rivali quanto a volume di traffico generato per i media e il rapporto con Twitter è 1 a 10. In sostanza, il 10% del traffico internet che arriva ai giornali proviene da Facebook.

I dati concreti surclassano le teorie: oltre il 30% degli utenti americani si appoggia a Facebook per reperire notizie, il 37 % degli italiani (di cui il 71% adolescenti) lo elegge come portale dell’informazione per eccellenza. Non a caso Zuckerberg ha fiutato l’affare che queste statistiche celano dietro di sè, annunciando la volontà di lanciare prossimamente un’app mobile dedicata solamente alle news e ai contenuti di qualità, chiamata Paper. Nome che sembrerebbe quasi una presa in giro alla carta stampata, e probabilmente lo è anche.

Che i social network abbiano rivoluzionato il mondo dell’informazione è ormai evidente. Uno studio condotto dal New York Times lancia un messaggio determinante riguardo al cambiamento in atto: come è avvenuto nel campo musicale, quando si è cominciato ad acquistare non più l’intero album ma le singole canzoni, sta avvenendo nel campo dell’informazione. E cioè si sfogliano i singoli articoli ma non più l’intero giornale. Ben presto nei bar non vedremo più il quotidiano appoggiato sul tavolino, ma un tablet con le singole notizie già pronte per la consultazione.

Ma come veniamo a contatto con le notizie di Facebook? Nel 78% dei casi risulterebbe una pura casualità. E invece no. Perché Facebook controlla anche questo. A gestire i flussi dell’informazione c’è un magico algoritmo che decide come indirizzarlo e a chi. Quello che vediamo condiviso nel nostro News Feed è il prodotto di un calcolo aritmetico che ci orienta tra il mare di notizie e ci guida verso i contenuti ritenuti da lui più interessanti per noi, sulla base dei like o dei commenti che mettiamo. Ancora una volta l’obbiettivo di Facebook è individuare quello che piace e offrirlo ai suoi clienti con scopi ben lontani dall’informare.

Una riflessione sorge a questo punto spontanea, e non sono solo io a pormela: siamo ancora noi scegliere cosa leggere o è Zuckerberg a orientarci nella scelta? Se Facebook ci serve sul piatto d’argento gli argomenti di lettura e gli spunti per informarci, per quanto ancora riusciremo a beneficiare del nostro libero arbitrio?

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