In Digital Life

Hand holding tablet with Influence Marketing word on wood table ,Internet business concept

Come di consueto “quelli del marketing” hanno per l’ennesima volta coniato una nuova parola, che poi tanto nuova non è se si è soliti guardare appena fuori dai confini nostrani; di cosa si tratta questa volta?

Partiamo dal concetto base: l’influenza. No, non stiamo parlando di una malattia, ma della capacità di condizionare, ovvero di originare o modificare movimenti, tendenze, opinioni e azioni di altre persone.

Fino a qui stiamo discutendo della parte meno innovativa, ciò nonostante sempre vera, per questo nella continua ricerca di indirizzare i potenziali lead si è arrivati a capire come il consiglio di una persona di cui abbiamo fiducia sia sempre una delle migliori strategie pubblicitarie. Per queste motivazioni, quella che potremmo definire fiducia 2.0 è stata vestita da un nome decisamente più accattivante e preso a piene mani tutti quei meccanismi del web/social a cui ormai siamo tutti discretamente avvezzi.

Tutto questo è solo ribaltamento di un meccanismo già esistente e tutt’ora funzionante, che è l’uso di testimonial famosi che in quanto persone con un potere mediatico superiore alla media sono state e sono tutt’ora usate per promuovere l’x servizio o prodotto. Questo sfruttamento è stato talmente abusato da perdere in parte la sua efficacia, dopo che un pubblico sempre più bombardato da questo tipo di messaggi ha iniziato a perdere attenzione e fiducia.

Ed è qui che si entra nel vivo della questione spostando questo ruolo, concedetemi il termine, da “testimonial” ad altre figure. Un esempio? Mai sentito parlare di Youtuber, Instagramer e via dicendo? Loro sono una prima dimostrazione di come questo fenomeno sia mutato spostandosi dal vip ad un’altra figura nota, però più vicina alla persona comune in cui il processo di riconoscimento risulta più facile.

influencepowerQuesto processo funziona? Certamente, ma con dei limiti, come ad esempio la fascia di età colpita (tendenzialmente giovane) e la tipologia di prodotti/servizi che, dato il target è limitata solo ad alcuni settori. Ma c’è chi guarda più in là ed ha già aggirato i limiti di questa strategia, trasformando tutti noi detentori di profili vari, in ipotetici influencer, creando un sistema che valuta il nostro valore a livello social in base ad i nostri profili, canali, follower, condivisioni e commenti.

Si chiama LovBy ed è una piattaforma italiana che premia l’attività social degli utenti, per scoprire il suo funzionamento vi rimando a questo completo articolo dei bravissimi ninja che come sempre sono sul pezzo. Le potenzialità di questa piattaforma sono molteplici perché appetibili sia per quella parte di utenti che vedono un possibile sfruttamento dei propri canali social, sia per quegli user suscettibili all’influenza di persone come loro, trasportando così il meccanismo del consiglio reale sul web.

Certo, questo non annullerà tutte le precedenti ottime tecniche per fare marketing, ma probabilmente le influenzerà, ed in un mondo che cambia con questa rapidità è sempre utile tenere a mente tutte le possibilità a nostra disposizione.

Recent Posts

Start typing and press Enter to search