In Digital Life

Come vedreste una banca posseduta da Apple, oppure Google, Amazon o Facebook?
Questa è la domanda che Fujitsu ha rivolto ad un campione di circa 7.000 persone in tutta Europa, raccogliendo un risultato molto significativo: circa un 20% degli intervistati ha detto di vedere positivamente l’ipotesi.
Se ci pensate bene, infatti, che cosa è una banca alla fine?
E’ un’entità che sposta bit in una base dati, quindi è abbastanza chiaro che le grandi aziende di tecnologia sono più aggiornate ed attualizzate delle banche che, non vedendo la tecnologia come parte della loro attività, tendono a subappaltare l’infrastruttura esternamente alle grandi società di consulenza, continuando ad operare (nella sostanza) come facevano nel 1950.186606-1CvIZw1392820446

Le banche sono in netto ritardo nello sviluppo tecnologico e sono estremamente radicate nelle pratiche di lavoro obsolete. Ciò ha pesanti riflessi in settori chiave quali l’analisi dei rischi, che invece per aziende come Google è considerata come la base per la crescita futura delle grandi aziende tecnologiche.
Fino ad oggi il settore tecnologico ha pensato che non fosse necessario possedere una banca per operare nel settore finanziario.
Ma i segnali indicano che alcune aziende di tecnologia stiano sempre più assumendo il ruolo delle banche.
Possiamo così facilmente immaginare che, in un futuro molto prossimo, il settore tecnologico possa rendersi conto che, in virtù dei suoi capitali, ottenere una licenza bancaria non sia un grosso problema, a patto che esista una base di clienti disponibili ad accettarne l’idea.

Gli esperti hanno individuato da tempo in Apple un soggetto in grado di avviare questo nuovo scenario. L’azienda, infatti, non avrebbe alcun problema a trovare il denaro per soddisfare i requisiti di legge e, grazie alla sua storia di cross selling, la sua rete di negozi e la sua base di clienti, avrebbe pochi problemi a diventare una banca potente e redditizia.
Cos’ha questo ipotetico competitor in più di una banca? Lo smartphone per esempio, grazie al quale aziende come Venmo, Square, PayPal, Snapcash e molti altri hanno praticamente costruito già un libretto degli assegni ed una carta di credito “virtuale”, ammesso che questo termine sia ancora usabile. Cosa c’è ulteriormente? Il target di riferimento formato dalla la generazione del nuovo millennio, nata tra il 1981 e il 1997, disponibile ad adattarsi senza pregiudizi ad un nuovo scenario finanziario.
Va inoltre sottolineato che le banche tradizionali non godono più di una fiducia sufficiente ad opporre resistenza verso nuovi operatori provenienti dal settore tecnologico, specie se dotati di una forte reputazione basata sui risultati di esercizio visibili a tutti.

La finance technology quindi, potrebbe sostituire le banche tradizionali?
La risposta potrebbe essere sì, considerando la trasparenza nelle operazioni di acquisizione e cessione di unità strategiche che potrebbe conduce alcune major ad acquisire competenza e capitali superiori alle banche.
Per non parlare della flessibilità ed elasticità strumentale ch
e, al momento, è irraggiungibile dalle banche tradizionali.
Sarà un vero vantaggio per noi mortali?
Sarebbe già sufficiente una riduzione dei rischi, credo.

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