In Modus operandi

Paradossale quesito, ad un primo acchito. Ma nulla è più attuale di questa riflessione. Diciamo che, in ogni caso, al suo interno ci dovranno essere sempre tutte le figure canoniche: direttore creativo, art director, copywriter (questi ultimi detti coppia creativa), l’odiato account manager che rappresenta l’agenzia dal cliente e il cliente in agenzia.
Facile la dottrina di base: l’account va dal cliente, esegue correttamente il brief, torna in agenzia e srotola sul tavolo il briefing che ha redatto per il direttore creativo, l’art ed il copy, che dovranno interpretare il sentimento esatto della campagna e formulare il cocktail vincente di contenuto, visual e strumento di comunicazione scelto.

Fin qui tutto semplice, nell’apparenza. Ma oggi sappiamo che questo tracciato subisce delle deviazioni dovute al modo in cui si deve parlare agli utenti che ci cercano attraverso Internet e i mille strumenti che la caratterizzano. Obbligati a capire ex ante come avverranno i processi di ricerca e gettando l’amo con l’esca corretta (generazione del bisogno, soddisfazione delle necessità) per i pesci che si vorranno pescare. Il tutto, magari, pretendendo anche di mantenere ancora intatti i sacrosanti crismi dell’espressione del messaggio.

Ma è sempre così facile “capire ex ante come avverranno i processi di ricerca”? No. Scusate la risposta secca, ma tant’è. E proprio in questo senso si evidenzia, con conferma da autorevoli fonti(*), che il Data Driven Marketing and Advertising (DDMA) è oggi uno strumento che consente performance di elevatissimo interesse se usato in luogo dell’intuito commerciale dei vecchi pilastri del marketing.
L’analisi di grandi masse di dati, infatti, sta divenendo sempre meno di nicchia e sempre più rivoluzionaria, sia in termini di risultati, sia in termini di riorganizzazione aziendale interna.
Per non complicare, poi, ulteriormente il quadro con il pressante concetto di passaggio dalla multicanalità all’omnicanalità, di cui parleremo in uno spazio apposito e che, attualmente, è una delle complicazioni dei pubblicitari più attenti.

Tornando a noi, quindi, un’agenzia oggi lavora in pubblicità o per la pubblicità?
Ma, sopratutto, dove sta la differenza?
Complicata la risposta? Non più di tanto.
Diciamo che chi non considera tutti i rivoli attraverso i quali ciò che ritiene un messaggio vincente, lavora PER la pubblicità, ossia diviene progressivamente sempre più un tecnico esecutore. Invece, chi considera a priori tutte le interazioni trasversali che dovrà subire il messaggio prima di arrivare a quel pubblico target (definito, magari, da un’approfondita attività DDM) lavora IN pubblicità. Ci sta dentro dibbrutto, per essere giovani.

Capiamo, quindi, dove si sta posizionando la nostra agenzia e rifuggiamo la deriva più del demonio. Capiamolo con fotografie così ravvicinate da poter diventare un film.
Ed in tema di film teniamo sempre a mente la frase, in Top Gun, del comandante Mike ‘Viper’ Metcalf: “In questa scuola chi impara a combattere avrà il suo nome scritto sul muro. Chi arriva secondo ce l’avrà nel bagno delle signore.

🙂

 

(*) The Global Review of DDMA review

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