In Digital Life

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Oggi più che mai siamo spettatori di un mondo in continua evoluzione dove i digital media più disparati nascono, crescono, si imitano e scompaiono. Questi nuovi spazi rappresentano piazze virtuali dove il contenuto deve coesistere con il suo contenitore e dove i linguaggi e le modalità cambiano con un ritmo sempre più serrato.

Ne conseguono due aspetti fondamentali; la sempre più crescente necessità degli addetti ai lavori di muoversi agilmente da uno spazio all’altro in contrasto con la dilagante assuefazione dell’utente finale al marasma di contenuti che puntualmente ogni giorno, più o meno indirettamente è costretto ad assorbire.

L’escamotage si trova in uno strumento di certo non inventato dai pubblicitari, ma che se ben sfruttato può facilmente portare a creare contenuto interessante. Non si tratta di un nuovo social ma  della narrazione o storytelling, terminologia in cui in questo campo è più facile imbattersi oggi.

Ma questa premessa non vuole celebrare la scoperta di questo, ormai, non più nuovo tipo di comunicazione, Nel gran calderone dello storytelling bisogna prima distinguere termini come multimedialità e multicanalità, dove nel primo caso si intende che per comunicare un’informazione ci si avvale di media diversi, ponendo l’accento sul mezzo tecnologico più che sul contenuto, in abbinata alla narrazione, caso in cui l’uso combinato di molteplici canali viene usato per creare relazioni, dialogare con l’utente e offrire servizi.

Il vivo della questione risiede, quindi, in due  realtà spesso confuse: crossmedialità e transmedialità.

La crossmedialità può essere vista come tanti pezzi uguali dello stesso puzzle, aventi la possibilità di collegare tra di loro diversi mezzi di comunicazione declinando l’informazione nei suoi diversi formati.

Diversamente la transmedialità può essere vista come  la progettazione di sistemi complessi, adattabili a più forme mediatiche. Spostandosi da uno spazio all’altro, la narrazione aggiunge nuove informazioni al suo contenuto, costruendo man mano un quadro complessivo che permette all’utente diversi punti di entrata, trasmettendo così un maggiore coinvolgimento. Questo necessita di una distribuzione di contenuti specifici per ogni media utilizzato e di una complessa progettazione a monte.

Il fulcro qual è? Non esiste un modo universale o una scelta sempre corretta, ma un ampio spettro di possibilità da scegliere con accortezza, ricercando sempre interesse e coinvolgimento del pubblico al quale stiamo puntando. L’elemento che distingue la comunicazione non è necessariamente essere presenti in ogni spazio, ma presentare elementi ponderati e strutturati sotto una logica di qualità e pianificazione e questo è un aspetto più culturale che tecnologico.

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