In Marketing

Oggi voglio divertirmi, magari cercandomi dei guai.
Tutti i giorni, tutto il giorno, il nostro team Ipsofactory si dedica con fatica ad adattare i nuovi paradigmi della comunicazione alle PMI, con il fine (va detto con chiarezza, in un mondo di perifrasi anglofone) di aumentare le vendite ed il reddito.
Il mercato cambia, i consumatori anche, le loro esigenze mutano e divengono ricerca di “esperienze” ed il nostro mestiere assomiglia sempre più a quello di un pescatore a cui viene cambiato il corso del fiume proprio quando ha gettato l’amo.

Prescindendo da ciò, quello che continua a valere, sia in uno scenario business-to-business, che in uno scenario business-to-consumer, è l’antica teoria mercantilista (o cameralista in Germania) per la quale vale il semplice concetto di ricchezza generata dalle vendite di comparto (Giovanni Botero mi perdonerà per la maccheronica sintesi) che genereranno, nella loro somma, la crescita delle variabili macroeconomiche e la crescita economica del Sistema Paese.

Volendo essere ancor più semplici: molto prodotto venduto, molto margine netto di esercizio.
Sin qui i sopravvissuti all’abbiocco mi daranno ragione, come si fa di fronte alle ovvietà.

Ma se ci stacchiamo dal mondo delle PMI, dalle regole mercantilistiche rivedute e corrette e dalle dinamiche rivolte alla vendita del prodotto, possiamo facilmente incontrare dei mercati più complessi nei quali il prodotto è immateriale, pur essendo comunque soggetto ad un negozio.

I primi prodotti immateriali che balzano agli occhi di tutti sono quelli finanziari, in tutte le loro arcane ed esoteriche forme; sono immateriali sì, ma per una sorta di ossimoro, generano animatissimi flussi di effetti economici positivi o negativi, essendo dotati di una vita propria.

Questi prodotti sono soggetti alle regole del nuovo mercato 2.0 come qualche autore ama chiamarlo? Esercitano leve emozionali, si insinuano negli spazi vuoti dei bisogni inconsci che il consumatore di questo comparto possiede? Ma certamente sì, sicuramente sì.

Il profitto può essere paragonabile ad un dipinto del Canaletto che, seppur tingendo di sfumature storiche non indifferenti i propri dipinti, alla fine dipingeva sempre Venezia come soggetto, la stessa Venezia che si può visitare oggi.
Il profitto è sempre uguale, dalla notte dei tempi.

Ma vi sono ben altri beni immateriali che si insinuano e si coniugano con quelli appena descritti.
Avrete senz’altro sentito parlare di World-Check, il mega database che secondo la rivista Vice è utilizzato da oltre 300 fra istituzioni e servizi di intelligence in tutto il mondo e da 49 fra le 50 banche più grandi del pianeta.
Ecco un prodotto immateriale di grandissimo interesse.

Le oltre 2.200.000 voci presenti al suo interno sono state acquistate da Thomson Reuters, una società americana che si definisce The Answer Company e si presenta così “Thomson Reuters provides professionals with the intelligence, technology and human expertise they need to find trusted answers.We enable professionals in the financial and risk, legal, tax and accounting, and media markets to make the decisions that matter most, all powered by the world’s most trusted news organization.”
E pare che abbiano fatto goal, considerando che nel 2016 gli indicatori di bilancio raccontavano i seguenti numeri: $11.2 billion revenues, 28.4% Adjusted EBITDA margin,19.2% underlying operating profit margin, che mi pare un bell’andare, specialmente considerando l’EBITDA.

Quindi l’informazione, il Big Data, lo scavenging delle nostre esistenze, misurate e classificate sulla base di ciò che cerchiamo, ciò che ci interessa, ciò che comperiamo, divengono l’artiglieria pesante per eserciti di grande potenza come le banche.

Le banche.
Altro che PMI e flusso mercantilistico prodotto-vendita. Altro che prodotti immateriali come quelli finanziari. Le banche possono influenzare i destini di intere nazioni e imporre anche le loro visioni politiche. E se non mi credete mandate una mail a Christine Lagarde, direttrice dell’FMI, il Fondo Monetario Internazionale che tanti disinteressati e pastorali aiuti dispensa agli Stati bisognosi.

Ma allora, alla fine, in questo nuovo mercato 2.0, qual è il prodotto che si vende di più al mondo?
Ma la politica, amici miei, non v’è alcun dubbio.

L’Università di Cambridge, sempre attenta ai cambiamenti, ha fondato Cambridge Analytica, una società che esordisce con il seguente claim/bodycopy:

Data drives all we do.
Cambridge Analytica uses data to change audience behavior.
Visit our Commercial or Political divisions to see how we can help you.

https://cambridgeanalytica.org/

Quindi un aiuto blasonato, dedicato al confezionamento di dati utili al commercio e alla politica. Bisognava citare il commercio, per non apparire come la SP.E.C.T.R.E.
Ma vediamo in sintesi di cosa si è occupata la Cambridge Analytica.

E’ stata coinvolta in 44 competizioni elettorali americane per conto del Partito Repubblicano, nel 2015 è balzata alla notorietà per essere stata l’analista della campagna di Ted Cruz, ma subito dopo i tremori della stessa è stata ingaggiata nella campagna presidenziale di Donald Trump. Ha anche svolto i suoi servigi nella campagna Pro Brexit , ma i maligni contestano il suo operato definendolo addirittura criminale e meritevole di processi di indagine sia in U.S.A. che in U.K.
Ma si sa, i detrattori sono sempre dietro l’angolo.

Continuando a sfogliare il sito della Cambridge Analytica scopro che, alla fine, gli stessi metodi di approccio metodologico che verrebbero usati per il lancio di una nuova bibita, sono usati anche nell’(ig)nobile mondo della politica, ma con un piccolo dettaglio sfuggito ai più.
Mentre per vendere una bottiglia di limonata la certezza fisica del prodotto non è modificabile, con i processi di data mining e data analysis vengono costruite le linee politiche del candidato o del partito. La raccolta dati dice cosa proporre, cosa dire e a chi dirlo per vincere la competizione. E non sempre i programmi, le linee, i comportamenti, sono in sintonia con quell’antico e polveroso concetto del bene comune della società.

Affamati di denaro e potere, improbabili soggetti privi di idee e di cultura politica vengono farciti della vox populi (una qualsiasi, poco conta) ben confezionata e pseudo sostenibile e, a seconda del budget disponibile, otterranno la visibilità e la penetrazione utili a vincere la disputa.
Senofonte non sarebbe particolarmente integrato in questi meccanismi. No.

Ma continuo la lettura delle interessanti pagine web di questo colosso dell’informazione e della digestione della medesima e giungo casualmente a questa pagina https://ca-political.com/casestudies/casestudyitaly , dove si cita in maniera anonima (già questo dice molto) che “In 2012 CA carried out a research project on behalf of a resurgent Italian political party last successful in the 1980s. Using Target Audience Analysis, CA researched current and past members along with potential sympathizers to develop a reorganization strategy that catered to the needs of both contingents. The flexible and modern organizational structure that resulted from CA’s suggested reforms allowed the party to perform beyond its initial expectations at a time of turbulence in Italian politics.

Non lo voglio tradurre letteralmente, non ce la faccio.
Mi chiedo solamente: ma nel 2012 chi c’era al Governo? Se non sbaglio si era appena ritirato Berlusconi ed al suo posto sedeva l’austero Monti.
Possibile che Monti avesse commissionato questo studio per verificare la fattibilità di una rinascente Democrazia Cristiana? O ho capito male io? Dovrei chiederlo a CA, ma non credo otterrei risposta.

In sintesi estrema ed a conclusione di questo lungo articolo, debbo dire che sì, il prodotto che genera il maggior valore aggiunto nel nuovo mercato 2.0  è esattamente la politica.
Cioè, in altre parole, sono i nostri destini di breve periodo ad essere mercanteggiati, lo stesso breve periodo in cui noi, intanto, ci spappoliamo il cervello per intuire al meglio come vendere una bottiglia di aranciata con le regole del nuovo mercato 2.0  che magari, per sopravvenute congiunture dettate da CA o World-Check, è diventato nuovo mercato 4.0 o, più probabilmente nuovo mercato 0.5.

L’importante è non perdere l’ottimismo e l’allegria, credo.
Bildemberg permettendo, ma questa è un’altra storia.

Grazie di essere arrivati sin qui.

 

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