In Digital Life, Out Of The Blue

norwegianDa un lato la comunicazione mordace ed efficace del privato, dall’altro quella raffazzonata, rozza e controproducente dell’ente pubblico. A chi mi sto riferendo? Non serve che vi faccia tanti ghirigori, ci siamo già capiti. Nelle ultime settimane due pubblicità hanno inondato le pagine dei nostri giornali, come non averle notate.

La prima è un quadrato carminio che racchiude le aspettative di tante giovani donzelle: è l’ultima trovata geniale della compagnia aerea Norwegian Air, che promuove voli low cost a un prezzo effettivamente abbordabile. Diretta, spiritosa, attuale. Oltre al prezzo, anche la famosa star di Hollywood rimasta single risulta abbordabile, anche se solo a livello di fantasia. Però è certamente uno stratagemma che fa sorridere il gentil sesso.

Divertente anche la risposta a stretto giro che ha dato Alitalia, un vero esempio di real time marketing, che dimostra la capacità delle agenzie di comunicazione private di stare sul pezzo. La compagnia del Bel Paese ha risposto a tono incoraggiando i ragazzi ad andare in massa a Hollywood, già assediato dalle “ragazze Norwegian”. Cosa aggiungere? Un bell’esempio di humor made in Italy, che contrasta nettamente con un’altra altrettanto dibattuta (dibattuuuuutissiiima) campagna che vince il Tapiro d’Oro dell’anno, per dirla alla Staffelli.

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Non serve mettere in campo tanto la politica, quanto l’incapacità di essere comunicatori. La campagna Fertility Day si può dire sia stata un capolavoro al contrario, frutto della malsana cultura comunicatoria di agenzie ed enti pubblici che non hanno colto l’importanza del messaggio.

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Già il primo tentativo è stato fallimentare, e il ministro si è beccato l’accusa di fare campagne di promozione della fertilità che neanche al tempo del fascismo. Ha incassato e rilanciato con grinta, sembrando pronta a riscattarsi. Ma col secondo opuscolo ha bissato letteralmente il flop già ottenuto col primo, il successo dell’insuccesso. L’accusa questa volta è stata un’altra, quella di razzismo, perché la pubblicità mostra due stili di vita opposti mettendo a confronto bianchi e neri, cose che non si vedevano dai tempi del Manifesto contro gli ebrei.

Quindi, ai lati del ring non abbiamo solo due opposte pubblicità, ma due stili comunicativi paralleli l’uno all’altro. Da un lato, una comunicazione sveglia, attenta, immediata e spiritosa, ma sicuramente low cost, dall’altro una pigra, che nasconde un esecutore altrettanto indolente, ma strapagato.

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