In Modus operandi

risoluzioneMolto spesso ci perviene del materiale fotografico, destinato alla stampa su carta, che possiede delle caratteristiche che lo rendono talvolta inutilizzabile.
Questo perché le case produttrici di macchine fotografiche digitali e smartphone, generano una confusione commerciale tra termini e concetti.
Questo post non si propone di divenire una lezione tecnica grafica e fotografica, ma semplicemente un aiuto nel dissipare i dubbi e produrre del materiale di qualità.

La mia fotocamera è da 12 MegaPixel, le immagini sono quindi buone per la stampa?

Non necessariamente. Il dato relativo alla risoluzione in MegaPixel (MP) della macchina fotografica, esprime semplicemente un “campo” di dimensioni altezza per larghezza.
Ciò che è certo, parlando esclusivamente di MP, è che le immagini potranno essere 4000 x 3000 pixel (all’incirca), il che è buona informazione in termini di risoluzione a monitor, ma nulla ci dice in termini di stampa.
Per ottenere informazioni circa questo aspetto, infatti, è necessario conoscere la densità di pixel dell’immagine, espressa in dpi (dots per inch, punti per pollice) che indica quanti pixel sono contenuti in un pollice lineare dell’immagine stessa, informazione necessaria alla stampatrice.
E’ essenziale ricordare che per la stampa le immagini devono essere a 300 dpi, nient’altro.
Comunemente, essendo le immagini a 300 dpi piuttosto pesanti, chi possiede una macchina digitale o un telefonino, tende a settare il dispositivo al fine di farci stare dentro il massimo numero di immagini, con conseguente abbassamento della densità di ciascuna (peso più leggero).

Ma allora ‘sti MegaPixel non servono a niente!
Non è assolutamente vero, servono eccome. Facciamo degli esempi.
Un’immagine da 16 MegaPixel ha una dimensione di 4992 x 3328 pixel, i quali corrispondono, in centimetri, a 53 x 35, il tutto con densità di 300 dpi, quindi ottimale per la stampa.
Questo indica, cioè, la massima area di qualità tipografica realizzabile con un singolo scatto.
Supponiamo, ora, che le nostre necessità di stampa siano di 106 cm di larghezza (ho messo 106 per comodità). Significa, quindi, che raddoppieremo la dimensione dell’immagine (a parità di aspect ratio, ossia di rapporto altezza larghezza).
Interviene a questo punto la proprietà inversa che esiste tra dimensioni fisiche e densità: se raddoppio le dimensioni fisiche, dimezzo la densità e viceversa.
Quindi la mia immagine a 300 dpi, 53×35 cm, diventerà 150 dpi 106×70 cm, accettabile ad esempio per una stampa verticale.
Va sottolineato che quell’immagine a 150 dpi, se venisse dimezzata di dimensioni, diverrebbe sì a 300 dpi teorici (raddoppiamento), ma solo teorici, poiché nel primo passaggio di riduzione dei pixel, vi sarà stata una esclusione di dati che non saranno ricreabili dal nulla nel processo di dimezzamento dimensione > aumento densità.
I MP quindi servono eccome. Servono ad avere immagini di grandi dimensioni a grande densità.

I famigerati 72 dpi
I famigerati 72 dpi sono la risoluzione a cui ci pervengono molte immagini che sarebbero destinate alla stampa. Le grandi dimensioni a cui sono accompagnate, spesso ci consentono di adattarle a spazi ridotti (riduzione dimensione > aumento densità, ricordate?) ma ci impediscono di adattarle a spazi di dimensioni uguali o maggiori di quelle naturali, pena la “sgranatura” e la perdita di informazioni visive.
L’unico accento va posto su foto destinate a divenire elemento di oggetti come poster o grafiche verticali: in questo caso, senza annoiarvi, esistono dei margini di salvezza dati dalla percezione della risoluzione dell’occhio umano e della distanza del fuoco. Ovvero, un’immagine che ci appare pessima a distanza ravvicinata, può essere visibile come di buona qualità aumentando la distanza di osservazione.

Buoni scatti a 300 dpi 😀

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