In Digital Life, Out Of The Blue

75 milioni di iscritti, ma soprattutto fedeli seguaci e cultori del vasto universo musicale che Spotify mette a disposizione grazie a un format intuitivo e innovativo. Il provider di musica rappresenta la più compiuta rivisitazione in chiave moderna del tradizionale jukebox che allietava le serate degli adolescenti negli anni 50-60.

E ora, dopo essersi insinuato nel cuore degli appassionati, Spotify sta facendo breccia anche nei meccanismi dei più importanti brand sul mercato, che prima di tutti si sono accorti dell’enorme potenziale che questo jukebox digitale riesce a sprigionare. Come hanno fatto queste aziende a intravvedere in Spotify uno strumento di marketing efficace? Individuando il suo valore non solo come semplice distributore di musica, ma come uno strumento esperienziale, in grado di coinvolgere l’utente in un’esperienza emotiva e di intrattenimento.

Sempre più spesso, i brand sono riusciti a costruire una strategia di comunicazione che va al di là del prodotto, avendo a cuore gli interessi dell’utente finale: a partire da questa consapevolezza è nata una collaborazione sempre più frequente tra Spotify e le aziende, che ha portato alla creazione di campagne uniche nel loro genere e fortemente impattanti. Non appena Spotify ha fatto la sua comparsa sullo scenario italiano, nel 2013, con un intervallo di tempo notevole rispetto agli USA, un’azienda italiana in particolare ha messo gli occhi sul provider, non facendosi trovare impreparata: Disaronno.

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A una settimana dal lancio in Italia, Disaronno aveva inaugurato la sua pagina diventando la prima Brand Page italiana del provider musicale. Non solo, diventando partner Spotify, riuscì a creare un’apposita piattaforma chiamata Disaronno Contemporary Terrace, contenente una serie di playlist con generi variegati in base ai gusti dell’amaro: Sour, con le hit contemporanee, Orange, con la musica lounge, Sparkling, con la musica anni ‘80 and so on.

Un altro brand che ha seguito l’esempio di Disaronno è Pocket Coffee, che nel novembre 2015, in collaborazione con OgilvyOne, ha ideato la Pocket Playlist, un generatore automatico che permetteva di creare una lista di brani personalizzati in base al mood, all’attività e al tempo a disposizione. Non una playlist chiusa, fatta e finita, ma in grado di interagire coi giovani e con le loro propensioni musicali: le passioni dell’utente erano le variabili che influenzavano la scelta dei brani della piattaforma, caratterizzata da un algoritmo che si modulava sugli interessi del singolo. La musica non piace? Il sistema passa ad altro.

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Insomma, sempre più spesso le aziende eleggono Spotify come ambasciatore di emozioni che il brand può suggerire e suscitare nell’utente, una strategia per offrire un coinvolgimento diretto delle persone nell’impresa, oltrechè un’esperienza del prodotto o servizio che offre. Arricchire la propria brand image con la musica significa inondare la propria immagine di suggestioni, coinvolgere l’utente, renderlo social, intessere relazioni con lui basate su comuni passioni. L’esperienza renderà l’azienda un’interlocutrice più gradita, facilmente ricordabile, quasi amichevole.

Con un alleato come Spotify, l’azienda riuscirà a non figurare più come un’impresa impegnata a fare strategia, ma come un brand che ha a cuore l’esperienza del suo utente finale, concentrandosi maggiormente sul messaggio e meno sul prodotto. Suggerirà l’idea che la pubblicità non è solo uno strumento per avere ricavi, ma un’esperienza emozionale attraverso cui è dilettevole passare. Ricordando i vecchi jukebox.

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