In Hall Of Fame

«Di tutte le domande che mi sono state rivolte come autore di libri per bambini, la più frequente senza dubbio è: “come vengono le idee?” Molte persone sembrano credere che il modo in cui si ottiene un’idea sia allo stesso tempo misterioso e semplice. Misterioso, perché l’ispirazione si pensa provocata da un particolare stato di grazia concessa solo alle anime più fortunate. Semplice perché si crede che le idee caschino dentro la testa, già tradotte in parole e immagini, pronte per essere trascritte e copiate sotto forma di libro con tanto di pagine finali e copertina. Niente è più lontano dal vero. Talvolta, dall’infinito flusso della nostra fantasia, all’improvviso emerge qualcosa di inaspettato che, per quanto vago possa essere, sembra contenere una forma, un significato e, più importante, un’irresistibile carica poetica. Il senso di fulmineo riconoscimento grazie al quale trasciniamo questa immagine fino alla piena consapevolezza, rappresenta l’impulso iniziale di tutti gli atti creativi… Altre volte, devo ammetterlo, la creazione di un libro si trova nell’improvvisa e inspiegabile voglia di disegnare un certo tipo di coccodrillo.»

Leo Lionni, nato in Olanda nel 1910, autore di innumerevoli e pluri premiati libri per bambini  è stato anche un celebrato designer, grafico, art director, pittore, scultore e illustratore.
La sua passione per l’arte nacque grazie allo zio René, un grande collezionista di opere d’arte, che gli insegnò le tecniche del chiaroscuro e la storia dell’arte:
“Quando ero bambino, mi chiesero cosa volevo essere da grande, la mia risposta fu, semplicemente: un artista. Nei successivi settant’anni sono rimasto fedele a quella prima promessa…mi interesso della intera gamma di esperienze artistiche delle quali il design è parte integrante, non separata. Credo che con l’acquisizione di un’esperienza manuale in tutte le arti, i problemi di percezione visiva, sia immaginari che reali, possano essere messi a fuoco meglio e risolti con maggiore libertà.”
Con il passare degli anni si trasferì a Philadelphia, poi a Genova ed infine a Milano:  in questi anni Lionni era già consapevole di voler diventare un graphic designer: creò indicazioni per navi, annunci per Campari, e realizzò pagine pubblicitarie per la rivista Domus, scrisse critiche architettoniche per la rivista Casabella ma raggiunse l’apice sotto l’influenza del Futurismo.

Con la seconda guerra mondiale l’Europa cessò di essere il centro della cultura artistica: Leo fu costretto ad emigrare in America nel 1939 per sfuggire alle persecuzioni razziali.
La ricerca artistica di quel periodo fu aperta, sperimentale, giocosa, inventiva nella forma, nell’uso del colore e nell’utilizzo di diversi media. L’idea era più importante della tecnica: si dedicò alla grafica pubblicitaria “semplicemente per la gioia di mettere bene le immagini su pagine” ( 1939 “Never underestimate the power of a woman”, primo slogan famoso della sua carriera) lavorando a tempo pieno nell’agenzia pubblicitaria N.W.Ayer, la terza più importante degli Usa.
Lavorò per Sports IllustratedFord Motors e Chrysler Plymouthil Museum of Modern Art , e per la Olivetti come design director. Si immerse anche nella terza dimensione, disegnando il Padiglione americano alla Fiera mondiale di BruxellesMa il risultato più soddisfacente fu la carica come co-editore e direttore artistico della Stampa, esempio di razionalismo per Lionni :”Ho guardato indietro su questi temi e sono molto civilizzato”.

A cinquant’anni, al culmine dei suoi sforzi, lasciò tutto, cambiò vita e tornò in Italia dove costruì la sua casa studio nelle colline del Chianti, in Toscana:“tutti pensavano che fossi pazzo perché avevo pochi soldi, ma era quello che dovevo fare”.
Il destino di Lionni, infatti, venne sigillato da un atto apparentemente irrazionale nel 1959: durante un viaggio in treno con i nipoti, si inventò una storia strappando due pezzetti di carte colorate dalla rivista LifeTornato a casa , mise il tutto in un libro fittizio che Fabio Coen, appena diventato editore di libri  per bambini di Obolenskt Inc., pubblicò come “Piccolo Blu e Piccolo Giallo” : una storia d’amicizia e di trasformazione che determina l’incontro con l’altro, di quanto l’esperienza comune possa unire e di come sia facile perdersi nell’altro. Importante è, invece, trovare il proprio limite, sapersi “fondere” ma anche separare. Non riuscire più a riconoscere i propri limiti e distinguersi dai nostri amici è pericoloso e genere sofferenza. Piccolo Blu e Piccolo Giallo sono uguali ma profondamente diversi tanto da fondersi in una perfetta unione. La teoria dei colori come la vita.

Lionni trovò la sua strada come illustratore di libri per bambini, sintesi organica di tutti i suoi talenti: “ di tanto in tanto, dal flusso infinito del nostro immaginario mentale, emerge inaspettatamente qualcosa che, vago per quanto possa essere, sembra portare la promessa di una forma, un significato e , più importante, una carica poetica irresistibile”.

Come afferma Bruno Bettelheim, Lionni “è un artista che ha mantenuto la sua capacità di pensare principalmente in immagini, che possono creare veri e propri libri illustrati” , e prosegue: “è vero genio dell’artista che gli permette di creare immagini di immagine che trasmettono significato molto più profondo di quello che è apertamente raffigurato”.

Produsse più di quaranta libri per bambini. Vinse nel 1965 il Deutscher Jungendliteraturpreis. Ricevette nel 1984  dall’American Institute of Graphic Arts (AIGA) la Medaglia d’Oro e vinse quattro Caldecott Honor Books: è la capacità di comprendere profondamente la mente dei bambini, la capacità da cui discende l’identificazione con gli animali e l’assenza di una morale esplicita sostituita dalla creazione di un mondo di valori- unicità dell’individuo, cooperazione, pace e diplomazia che rendono le sue storie delle favole contemporanee.

Questa occupazione “ secondaria” rappresentò e tutt’oggi rappresenta la sua maggiore forza, la sua forma artistica più completa. I suoi libri sono vere e proprie opere d’arte dedicate all’infanzia. Pochi autori e artisti hanno dato tanto valore ai bambini, mettendo a loro disposizione con grande serietà le proprie esperienze di vita e artistiche: 

“credo che il libro per bambini buoni dovrebbe fare appello a tutte le persone che non hanno perso completamente la loro gioia originale e la meraviglia della vita. Il fatto è che io non faccio libri per bambini a tutti. Li faccio per quella parte di noi, di me stesso e dei miei amici, che non è mai cambiata, che è ancora un bambino”.

Recommended Posts

Start typing and press Enter to search